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L'autore
Cristiano Totaro ha ideato questo portale nel duemilaquattro, come spazio di discussione libero e condiviso sulla consulenza e sulle pratiche filosofiche.
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Il Progetto
.perchè la filosofia non rimanga chiusa nelle università;
.perchè la filosofia possa diventare veramente dialogo;
.perchè la filosofia torni ad interessarsi dell'uomo;
.perchè la filosofia sia qualcosa di condiviso;
.perchè la filosofia possa farci crescere e ritornare umani;
.perchè la filosofia non rimanga relegata ai margini della società,
ma torni ad essere un punto di riferimento per tutti noi.
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autore |
discussione |
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counseling rogersiano e counseling filosofico |
ZAIRA
09/05/2006 23:57
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Mi sembra di capire che uno dei vari punti di contatto tra i due diversi approcci sia l'attenzione all'individualità del paziente, che viene compreso come l'essere umano unico che è e non ci si serve di teorie psicologiche o filosofiche per risolvere le sue problematiche.
Secondo il metodo non direttivo di Rogers il terapeuta, nel promuovere il processo di modificazione della personalità del paziente, si affida non a tecniche o all'interpretazione, ma all'empatia.
Anche il counselor filosofico per raggiungere la comprensione dell'altro si immerge nella sua soggettività.
Ascolto attivo, empatia, accettazione incondizionata, autenticità della relazione..quali sono gli altri punti di contatto e quali le differenze?
Saluti da Federica |
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forum
27/05/2006 14:25
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In consulenza filosofica non si parla di paziente ma di cliente, ospite, consultante, ecc.; questo è un primo punto importante
da tenere in considerazione quando si distinguono approcci psicoterapeutici da approcci filosofici: quello di Rogers è un approccio
teorico clinico al counseling, e la sua è una terapia centrata sul cliente.
Parlando di problematiche si può dire che non tutti gli approcci filosofici si centrano sul problema, che in alcuni casi diventa
solo una parte del processo di consulenza, e inoltre il fine,
se si può parlare di uno scopo, sicuramente non è la modificazione della personalità, ma favorire una crescita, un processo decisionale,
un implemento delle risorse personali, una visione da prospettive diverse, una chiarezza sul proprio modo di pensare e di essere, ecc.,
e questo viene fatto anche utilizzando la filosofia, sia come metodo, ad esempio l'analisi logica, lo sviluppo di punti di vista
differenti, sia attraverso spunti, riflessioni, teorie filosofiche, quando ciò è utile al cliente.
Gli elementi che lei cita, quali l'empatia, l'accettazione incondizionata, l'ascolto attivo,l'autenticità della relazione, e aggiungerei
la pari dignità, sono elementi
importanti anche nel processo di consulenza filosofica, ma sono presenti in molti orientamenti delle attuali psicoterapie; credo però che
pochi consulenti filosofici ritengano queste caratteristiche da sole sufficienti alla buona riuscita di una consulenza.
La teoria di Rogers è che sia 'la mancata soddisfazione dei bisogni da parte dell'ambiente interpersonale del bambino a dare origine al
conflitto psicologico nell'adulto' (cito il Cionini - Psicoterapie) e viene intesa come una teoria del Sè e la cura è un processo
terapeutico suddiviso in sette stadi.
L'approccio filosofico è lontano da questa visione anche se considera certamente le dinamiche processuali, relazionali, sistemiche,
in cui è inserito il cliente, che è sempre immerso in un determinato contesto e storia personale. |
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luna81
11/01/2010 21:13
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io sono una consulente filosofica...ho appena conseguito il master ed ora vorrei lavorare proprio nel settore. Io non posso rispondere alla tua domanda in modo "libresco" ma posso solo affidarmi alla mia esperienza riguardo le due discipline. Troverai interi trattati che parlano della consulenza filosfica e rogersiana ma, dal mio punto di vista sono troppo astratti...in realtà non spiegano ma teorizzano personaggi ideali.
La consulenza ha come caratteristica fondamentale quella di non avere regole o canoni da seguire mentre, la consulenza rogersiana si affida ai criteri ideati da rogers che si concentrano sul rapporto corpo-mente-prossemica. Mentre la prima si affida solo all'intuito, all'esperienza e alla cultura (spesso letteraria) e all'empatia, la seconda si fonda sulla lettura del corpo e dei suoi movimenti
che devono essere in linea con il "detto". E' molto complesso spiegarlo ma tra le due figure professionali passa la stessa differenza che c'è tra il silenzio e la parola |
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