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per farlo diventare un custode di significati, di una concezione comprensibile
e unitaria, per opporsi alla frammentazione della visione complessiva.
II) La pratica filosofia (Philosophische Praxis) ? la consulenza filosofica
nasce come aiuto, come ausilio per affrontare le problematiche esistenziali,
questo non succede anche con la psicoterapia? Esiste una differenza?
La sostanziale differenza tra la psicoterapia e la
consulenza filosofica, consiste nella considerazione dell'uomo e delle
sue problematiche esistenziali. La psicoterapia considera quest'ultimo
come un' essere patologico da curare e i suoi dilemmi come casi da
trattare. La consulenza filosofica da parte sua, contempla con meraviglia,
l'uomo come essere "pensante", che pretende di essere capito
e accettato per il suo "essere così" e non altrimenti.
Non ha caso, fu proprio Heidegger a dire, che lo stupore e la meraviglia
sono le tonalità affettive fondamentali del filosofare. Proprio
nel senso di un aprirsi all'ascolto.
III) Possiamo dire che la consulenza filosofica apre
la strada per l'autorealizzazione?
L'autorealizzazione nasce da una coscienza consapevole
del proprio essere, dei bisogni personali, delle potenzialità
soggettive, dei propri limiti e fragilità.
Il compito della consulenza filosofica, per aprire un varco all'autorealizzazione,
è quello di ri-scoprire l'aver cura verso l'altro da sé
attraverso forme che rimandano alla gratuità del filosofare,
dunque attraverso un approccio che permette all'uomo d'incamminarsi
verso la propria autorealizzazione, personale e di gruppo, nel darsi
un valore di ciò che si è a ciò che si vuole
diventare, nel filosofare gratuito che non richiede ricompensa, ma
pure genera un legame profondo,una grande empatia che porta a farsi
gratuitamente carico di, ad avere dedizione dell'altro in quanto altro.
IV) Un ulteriore problema si pone con il metodo della
consulenza filosofica, cioè esistono metodi differenti come
di Tim LeBon, di L. Marinoff, di G. Achenbach, di Ran Lahav, di P.
Raabe. Quali mezzi e quali caratteristiche assume il dialogo tra consulente
e consultante?
Il dialogo ha la caratteristica dell' alternanza, che
è in grado di rispettare la diversità e quindi l'unicità
del consultante e del consulente, ma nello stesso tempo consente l'attuazione
di un percorso comunicativo in cui queste stesse diversità
possano divenire reciproca ricchezza.
Dialogare è un' abilità complessa che si fonda su alcune
capacità comunicative ed esistenziali particolari che sono:
l'alternanza di messaggi e silenzio e l'esperire insieme dialogando.
. Il principio dell'alternanza è quello in cui il tempo della
trasmissione deve essere seguito dal tempo della ricezione. Questo
significa che ogni partecipe del dialogo non devo solo emettere messaggi,
ma anche produrre dopo di esso spazi di silenzio in cui poter ascoltare
e interpretare il pensiero dell'altro.
Produrre spazi di silenzio deve essere inteso come una azione tesa
ad attuare la contemplazione dell'altro.
L'evento del silenzio consiste nel far tacere se stessi, la propria
visione del mondo, i propri pregiudizi per cercare di cogliere l'altro
nella sua autenticità e, soprattutto, collocandosi dal suo
punto di vista.
. La riflessione intorno all'esperire insieme, consente ai partecipanti
di tradurre nel proprio linguaggio quello dell'altro e, nello stesso
tempo, di acquisirlo. Esperire insieme dialogando, ovvero il vivere
degli eventi insieme riflettendo poi su di essi, è l'unica
via attraverso cui si può dialogare perché è
quella che consente la creazione di codici di traduzione da un linguaggio
all'altro e da un pensiero all'altro.
articolo di Mario Guarna
data di pubblicazione: gennaio 2007
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