10 settembre 2010


Eventi
Forum
BloG
il Muro
Letture
Cafè CF
Bibliografia
PhiloRss
Link
dal Web
INformazione

Home

 cambia font

note legali


L'autore


Cristiano Totaro ha ideato questo portale nel duemilaquattro, come spazio di discussione libero e condiviso sulla consulenza e sulle pratiche filosofiche.

info

Il Progetto


.perchè la filosofia non rimanga chiusa nelle università;
.perchè la filosofia possa diventare veramente dialogo;
.perchè la filosofia torni ad interessarsi dell'uomo;
.perchè la filosofia sia qualcosa di condiviso;
.perchè la filosofia possa farci crescere e ritornare umani;
.perchè la filosofia non rimanga relegata ai margini della società, ma torni ad essere un punto di riferimento per tutti noi.


Ultime novità

i cafè di CF
sondaggio 2008


Stat

portale cf
version 3.1

version 1
sett 2004

totale ingressi: 144440

totale utenti connessi: 1

p.i./c.f. 01560350991


Letture >>



Suggestioni da Maria Zambrano

Cristiano Totaro

Una pensatrice come Maria Zambrano non è leggibile come normalmente si legge un filosofo della tradizione occidentale ufficiale; aprendo e sfogliando un classico si è introdotti in un mondo in cui la razionalità, il discorso logico ben ponderato, la logica deduttiva, il principio di non contraddizione, il parlare per far luce viva su un argomento, sono ben presenti e sono i mezzi essenziali per mettere in piedi una teoria ben articolata e complessa, un sistema filosofico.


Aprendo e sfogliando un libro scritto dalla Zambrano, si è immersi invece in un altro mondo, in cui la luce si assopisce, in cui la metafora e l'accostamento poetico subentrano al discorso tagliente e netto, in cui il rischio maggiore, rischio che presenta sia aspetti positivi sia negativi, è quello di perdersi, di lasciarsi trasportare fino in fondo, di perdere le coordinate tradizionali per trovarne, o meglio recuperarne altre, dimenticate e finite nell'oblio, ma rischiarate attraverso l'influsso del testo dal loro torpore sotterraneo.

Il rischio appunto, cui ci portano autori patici, se si vuole dare una definizione che a me piace molto, autori in un certo qual modo distaccati dalla filosofia ufficiale, ma forse maggiormente collegati all'umano esistere, alla quotidianità del vivere, presenti nella nostra tradizione di pensiero in una posizione di limite, di confine, che proprio per questo hanno in sé il germe della rinascita, cuore, oltreuomo, aurora, e proprio per questo soverchiano le modalità moderne di leggere la vita, gli eventi, l'uomo e la sua storia.

Stare sul confine non da certezze, ma amplifica il rischio, non permette la chiarezza, ma offusca, non rende la lettura vivida e certa, ma apre comunque per un momento l'orizzonte alla novità, intesa sempre come recupero, rivisitazione, rilettura. 
E allora il confine diventa una scelta, un sentire più che un pensare, un sentire che manca qualcosa che la ragione logica, ha escluso nel tempo, ma che prestando un po' di ascolto è sempre presente in noi, nel nostro intimo; scegliere di percorrere il confine significa accettarne il rischio, nulla sarà sicuramente dato, soprattutto volendo avventurarsi per scoprire, per trovare necessariamente qualcosa, per guardare. 
Lì la volontà, il potere, l'io, il soggetto narciso, la conoscenza, la ragione, si offuscano, e altri mondi entrano in gioco, mondi sommersi in cui la luce è tenue, non taglia verità, ma modalità intime di contatto, musiche e numeri che toccano il cuore e il suo ritmo vitale, saperi dell'anima, filosofie passive ma di azione perché si fanno penetrare dal vivere.

E' una modalità più femminile di conoscenza, relazionale, rivolta all'amore e all'altro, inserita nel presente, e allora si comprende il rifiuto operato dalla tradizione filosofica, modalità maschile, volontà di operare attivamente sul mondo, manipolare, immaginare, trovare e inseguire ciò che manca, dedurre e quindi limitare, sezionare la realtà per vedere il nascosto, uscire dalla caverna, arrivare all'idea, trovare il conforto, il riparo dal terrore. Riparo più volte trovato e più volte scoperchiato, ma sempre e sempre ricercato con forme diverse, mito, filosofia, religione, scienza, ciclicamente, per una questione di sopravvivenza.

Il fondo filosofico maschile rimane però il senso di nostalgia, di solitudine, di nulla, di dolore, da cui la filosofa spagnola si distacca nettamente, indicando la strada per uscirne, per dare una connotazione differente, di tenue allegria, per rinascere e porre le basi di un sapere non svincolato dal sentire, dal patire; il tentativo non è tanto filosofico, quanto politico.
Dalla sua esperienza di esiliata la Zambrano rende l'idea di come una condizione umana sia il germe di una nuova filosofia, sia tutt'uno con essa, senza rinnegare nulla, ma anzi facendone una risorsa per la ricerca del perduto, di ciò che la filosofia ha tagliato fuori. L'esilio è condizione di straniamento totale, è un vivere sul bordo, un disnascere, cioè sottrarsi all'impulso fondamentale della vita, l'espansione, la potenza; e proprio questo però permette di intravedere altre possibilità, di vagliare e sentire il proprio essere, di rinascere, di capire il gioco tra libertà e necessità in cui tutti noi siamo immersi.

E allora le cose nascoste e assopite, esiliate dalla tradizione, rinascono, prendono forma, nella loro condizione prevalentemente passiva, di dono: poesia, mistica, guide, fiabe, lettere, apparenze, sacro; la filosofia, con la sua potente ragione logica e governatrice, si è da tempo dimenticata del debito che ha verso di esse, della sua radice costitutiva e successiva possibilità di esistenza, della sua nascita.
Come la nascita porta con se e in se la potenza dello sguardo altrui, dell'occhio indagatore, che si pone inesorabilmente sul neonato, che lo identifica e lo inserisce nel mondo come oggetto, la filosofia porta con se lo stesso elemento, atto primario di conoscenza, forza primitiva incanalata poi nella luce del pensiero, del giudizio, di una teoria. Non è forse l'occhio l'elemento da noi celebrato per lungo tempo come icona del sapere, in passato, ma ancora oggi, basti pensare all'occhio tecnico di Hal9000 metafora di perfezione e controllo in 2001 Odissea nello Spazio, oppure all'occhio meccanico che si apre per scrutare l'infinito stellato nella Città della Scienza di Valencia.

La luce che colpisce l'occhio però lo innonda, lo riempe completamente, lo rende cieco verso ciò che non fa parte della luce stessa, lo rende unidirezionale, lo chiude dentro un unico punto di vista: occhio, pensiero, domanda indagatrice, schema intellettuale, io penso, quindi giudico, dunque sono, sono un soggetto che osserva un oggetto. 
Ma ciò esaurisce tutta la dimensione umana?

Dobbiamo porci questa domanda e molte altre se vogliamo comprendere il passaggio da una forma di conoscenza ad un'altra, che sia attiva, che possa dare nutrimento alla vita; da cosa si parte o meglio si riparte? 
Non si parte dalla sofistica, in cui il fine del pensare e del dialogare sembrano essere diventati mezzi per ottenere la vittoria in un dibattito, non si parte da una posizione di pensiero su qualcosa, non si parte dalla domanda, richiesta di luce e chiarezza; e il pensare assume anch'esso una posizione diversa, collegato allo scrivere, dove per scrivere si intende il tentativo di comunicare il segreto scoperto, che qualcuno potrà cogliere, tra le righe, sempre in penombra, mai completamente dichiarato. 

Lo scrivere è un legame, una relazione, una possibilità che porta il pensiero oltre la parola detta, la quale sottintende e limita il campo, soddisfa un'esigenza momentanea, provoca un immediato distacco da ciò che si è pronunciato e allo stesso tempo ci imprigiona; ed è singolare come la nostra autrice, che umilmente si scusa di aver abbozzato il suo primo libro, parli della scrittura come di un gettare la maschera contro la falsità, parli dei libri paragonandoli alle bombe, un libro onesto in fondo viene scagliato dall'autore, e spezza schemi abituali, come un'ascia che rompe il mare ghiacciato dentro di noi, secondo una metafora kafkiana. 

Lo scrivere non è vanità, ma un far tacere le passioni, nel silenzio tirar fuori il segreto, atto di fede, comunanza immediata col pubblico, che prende corpo prima della pubblicazione: libro, scrittore e pubblico coesistono col segreto ancora inespresso. Scrittura e pensiero fanno rivivere la dimensione poetica se così interpretate, la dimensione delle apparenze, ora rivalutate come nella mistica, la dimensione della metafora, che può definire realtà che non si possono raccogliere con la logica e che lega al sacro e quindi al passato dimenticato, che riporta nuovi orizzonti quali quelli del cuore, del ritmo, della vibrazione, delle viscere, del sangue, abissi e profondità, che tutti concorrono alla vita, dove ogni organo è collegato e agisce, nel profondo, sotto l'incessante azione del tempo. 

E qui è interessante l'interpretazione della Zambrano: se le viscere non possono uscire dal tempo pena la morte, la parola crea invece una discontinuità in esso, una sospensione, tanto che la filosofia vede il pensiero stesso fuori dal tempo, visione utile a creare il mondo delle idee governo dei filosofi. Il linguaggio, e qui si può forse accostare alla visione heideggeriana, non può essere semplice veicolo di informazione, modalità quasi esclusiva nel nostro tempo, ma esperienza del possibile, gioco, e quindi solo la poesia può renderlo tale; ma la Zambrano, vicina a questa visione, lascia aperti altri spazi, escludendo i procedimenti della retorica come recupero di un nuovo senso del linguaggio e andando verso una forma incarnata nella poetica del cuore.

Il cuore che possiede cavità, è un centro di vita, non motore immobile che non accetta altro in sé, come Aristotele vede il centro, ma motore mobile, che con il suo movimento ritmico fa scorrere, muove, e col battito suona, e si collega al tempo e al respiro. E' vaso che contiene il dolore, che pesa come ogni viscere, ha una massa che piega il tempo cogliendone il ritmo e catturando lo scorrere della vita, metafora di una nuova filosofia passiva ma attiva, mediatrice. 

Il tempo è possibilità di vivere, non di vita che si fa attraversare, ma di vivere attivamente, contatto con l'essere che permette alla persona di dare un proseguimento alla nascita, non semplice decadente visione di un tempo che toglie, ma possibilità di realizzarsi; tempo fondamentale per la Zambrano, indicatore di storia, collegato al sogno, strada di realtà, molteplice nelle sue forme, l'atemporalità dei sogni, il tempo misurabile, il tempo che si collega all'unità di un senso. Proprio varcando e cogliendo i diversi aspetti del tempo l'uomo può cogliere i suoi diversi aspetti e modalità, e può cogliere l'unità del suo essere.

note:

Devo alla lettura dei seguenti testi la nascita di queste libere suggestioni, circa un anno fa, e il loro sviluppo successivo.


Maria Zambrano, Chiari del bosco, Feltrinelli, Milano, 1991
Maria Zambrano, Verso un sapere dell'anima, Cortina, Milano, 1996
Maria Zambrano, Filosofia e poesia, Pendragon, Bologna, 1998
Maria Zambrano, Dell'aurora, Marietti, Genova, 2000
Maria Zambrano, Il sogno creatore, Mondadori, Milano, 2002

inoltre due autrici che hanno parlato di lei e hanno scritto libri intensi:

Annarosa Buttarelli, Una filosofa innamorata, Mondadori, Milano, 2004
Rossella Prezzo, Pensare in un'altra luce, Cortina, Milano, 2006



articolo di Cristiano Totaro


data di pubblicazione: novembre 2006


gli articoli sono proprietà intellettuale dei rispettivi autori che hanno concesso la pubblicazione nel nostro portale.


torna indietro

Community

nickname:
password:

registrati >>
richiedi password >>


Eventi

05-08-2010, cf
III OICOS FESTIVAL COMUNI...

30-07-2010, cf
10th Conference on Philos...



Clouds



Forum

l'ultimo post è del 21-06-2010
inserito da: emjli

Credo che occorrerebbe un...



BLoG

totaro: La ricerca...
totaro: Web e Filo



Muro delle Frasi

perchè in questo sito nessuno mi risponde?sarebbe interessante rinvigorire questo sito



Google