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Si perché è necessario distinguere, il fare filosofia
(filosofare) e la filosofia. La prima, auspica ad un coinvolgimento
totale della presenza a sé dell'individuo, l'altra ha lo scopo
di organizzare il pensiero in modo coerente rispetto ad alcuni concetti
assunti come fondamentali e veritieri.
Il filosofare presuppone e suppone una pratica, una quotidianità
di pensiero e azione ferma, costante, volonterosa, un'azione che
si realizza nell'accordo con il proprio sistema di valori e credenze.
Filosofare significa pensare questo accordo. Perciò la cura
per vivificare oggi la filosofia è allontanarla, dal rigido
discorso accademico e condurla, accoglierla nella narrazione vissuta
di ogni individuo.
Questo il senso della domanda iniziale, a cui non intendo dare alcuna
giustificazione o risposta assertiva ma che cercherò di motivare
con alcune considerazione aperte al vaglio di chiunque abbia desiderio
di farlo. Questo perché il filosofare presuppone, innanzi tutto,
un'apertura di sé all'altro e una concessione gratuita per
l'altro di osservare e comprendere ciò che penso, ciò
che vivo.
Qui ha inizio il filosofare dalla vita di ognuno di noi, dalla narrazione
di sé. In questo confronto si realizza ciò che intendo
per formazione, un confronto dialogico in cui l'apprendimento non
si riduce a memorizzazione del dato ma si apre ad una moltitudine
di questioni, domande, autonome e critiche. Imparare nel filosofare
non significa riempire spazi interiori che riteniamo vuoti poiché:
Sarebbe bello, Agatone, se la sapienza fosse di natura tale da scorrere,
dal più pieno al più vuoto di noi, per il solo contatto
reciproco, come l'acqua scorre, attraverso il filo di lana, dalla
tazza più colma a quella più vuota.3
Imparare innanzi tutto, come tensione verso la sapienza, cammino e
amore verso la sapienza, nella consapevolezza che l'essere umano sia
sempre mancante e che questa mancanza sia lo slancio vitale che lo
conduce a vivere la vita stessa.
I bambini conoscono bene questo stupore, questa sete della ricerca,
questa spinta come quando osservano le nuvole che
Certe volte sono bianche
E corrono e prendono la forma dell'airone
O della pecora o di qualche altra bestia
Ma questo lo vedono meglio i bambini che giocano a corrergli dietro
per tanti metri 4
O lo stesso fanno con la realtà quotidiana, accolgono il senso
poetico delle cose, ossia le sfumature con cui la vita si colora.
I bambini ci rivelano questo segreto, essi non comunicano asserzioni,
ma pongono domande, non cercano la verità ma ricercano il senso
della scoperta, ascoltano i racconti per coglierne l'intensità
emotiva, le sensazioni di gioia, di paura e mistero, attendono l'attimo
dell'arrivo del lupo per goderne le sensazioni di terrore misto a
curiosità. Imparare è pensare, aprire la strada ad una
progettualità di scelta, dinamica, flessibile, priva di intenzioni
sistematiche o fondative.
Presto nella vita si dimentica quel furore creativo, quell'immaginare
poetico dell'infanzia e si vota ad un pensiero rigido, chiuso, che
rifugge il cambiamento e la domanda. S' inciampa nella credenza che
un Io fermo, stabile, possa dare più sicurezza allo scorrere
del fiume dell'esistenza. Così ci opponiamo al cambiamento
senza alcun tentativo di comprenderlo.
Come giustamente fa notare Jon Graziano nell'articolo Che cos'è
la consulenza filosofica: L'occidente si muove nella logica aristotelica
e non contempla le sfumature, e questo nella vita pratica diventa
un difetto notevole, al contrario, nelle filosofie orientali
la definizione di qualcosa che si conosce...resta aperta e raccoglie
in sé ogni sfumatura di qualsiasi caso.
Ciò significa, tolleranza, rispetto, coscienza critica, flessibilità
di pensiero apertura ad un mondo che non è solo il nostro mondo
ma innanzi tutto il mondo della natura di cui noi umilmente siamo
solo una semplice traccia. Vivere la vita umana significa operare
una conversione nei confronti di essa, nella consapevolezza che essa
sia sfumatura di vita e morte, felicità e dolore, presenza
e assenza, non come polarità opposte ma come fenomeni che si
intersecano e si completano uno nell'altro.
Se, filosofare significa cogliere e vivificare in sé e per
sé la propria esistenza, allora la consulenza filosofica, come
pratica del filosofare, dovrebbe tendere a questo scopo. Non si ha
la presunzione di asserire che chi giunge in consulenza non sappia
"vivere una vita umana", ma che semplicemente ha dimenticato
la rotta verso cui il timoniere era diretto.
Qualsiasi attività pratica ha bisogno di esercizio, se si trascura
questo si perde in allenamento. Nella consulenza filosofica si ritrova
questo sapore del sentire di esserci, di essere concorde e in accordo
con le proprie scelte, di avvicinarsi a sé attraverso la cura
di sé.
Vi è una forte componente etica nel fare filosofia, in questo
saper darsi ascolto e dare ascolto, partendo dal particolare e personale
vissuto per giungere a comprenderne la nostra presenza in una dimensione
cosmica, di vita umana. Per questo ogni consulente filosofico deve
abbracciare l'epoché, il relativismo e accogliere
la diversità nella sua più intima essenza, scoprendo
che la vita è semplicemente una congiunzione di caso e necessità
di cui noi possiamo esserne costruttori.
Imparare a vivere una vita umana attraverso la pratica filosofica
significa darsi l'opportunità di deliberare, appropriarsi dei
propri valori di riferimento e sostanzializzarli nell'agire individuale
e nella collettività.
Una moralità relativa al contesto, e consapevole delle dinamiche
del cambiamento.
Se ti attieni a questo, senza aspettarti nulla e senza nulla fuggire,
ma accontentandosi di agire sempre in armonia con la natura e di essere
coraggiosamente sincero in ogni tua parola tu vivrai felice. E non
vi è nulla che può impedirtelo. Marco Aurelio, Pensieri.
note:
1 Imparare a vivere una vita umana? è tratta da Hadot, Esercizi spirituali e filosofia antica, Einaudi, 2002, Prefazione p. XV. Domanda che ha ispirato questo scritto.
2 A. Cosentino, "Filosofare" e "Filosofia" nel curriculum della P4C.
3 Platone, Simposio, 175d.
4 da Le nuvole di Fabrizio De André.
articolo di Silvia Bevilacqua
data di pubblicazione: giugno 2006
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