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La tradizione anglo-americana di consulenza filosofica, a cui lo stesso Raabe appartiene, propone sovente pubblicazioni e titoli che appartengono all'ultimo genere. Vedi Alex Howard (Philosophy for Counselling and Psychotherapy) che presenta una panoramica storica di temi filosofici e delle loro connessioni col counselling; Alain de Botton che in The Consolation of Philosophy mostra un'applicazione pratica delle idee di sei filosofi (Seneca, Epicureo, Socrate e Nietzsche): o Lewis Shipper che pubblica una notevole serie di 61 temi guidati per workshops di filosofia; per non parlare dell'ormai onnipresente Free Space: Philosophy in the organization di
Kessels-Boers-Mostert2.
Tim LeBon ha regalato un classico alla sua tradizione, proponendo un manuale pratico di "filosofia per consulenti" interessante a cominciare dal titolo - Wise Therapy - che colloca direttamente la consulenza filosofica nel campo della terapia.
E per noi di tutta altra scuola, un simile accostamento di termini e di concetti dà i brividi.
1. Consulenza filosofica come terapia?
Per prima cosa va ricordato che nei paesi anglofoni il rapporto tra filosofia e psicoterapie viene accolto con più disinvoltura che non in Germania o in Italia dove lo abbiamo reso talvolta controverso.
Scrive Maria Tarantino che "la prassi filosofica inglese non traccia una netta linea di demarcazione tra se stessa e le psicoterapie. Anzi essa afferma la stretta parentela tra filosofia e psicoterapia esistenziale, citando filosofi come Biswanger, Heidegger, Keirkegaard e Husserl. Vi è qui tradizione di psicologia umanistica ed esistenziale molto radicata che, servendosi di un approccio filosofico su temi e problemi della psicologia, contribuisce ad attenuare i toni tipici della polemica continentale. Si ammettono dunque con maggior facilità sovrapposizioni tra le competenze delle due pratiche e tra i loro metodi e si auspica per consulenti e terapisti una formazione mista che fornisca loro tutti gli strumenti necessari per un approccio adeguato ai problemi presentati dal cliente. Addirittura l'Università di Londra è una delle poche dove si può frequentare un Master in Terapia
Esistenziale."3
Tanto che quando ho fatto visita a Tim LeBon nel suo studio di Londra4, ho voluto subito constare di persona il grado di questa "disinvoltura".
"Come si può intitolare un libro "Wise Therapy"? " è stata infatti la mia prima domanda dopo avergli mostrato che un tale accostamento di termini genera una certa inconseguenza di concetti.
Da una parte la "pratica filosofica" dall'altra la "terapia psicologica": il proprium della prima insito nella "filosofia", quello della seconda invece nella "patologia"; la "ricerca" come strumento di questa, la "cura" come strumento dell'altra; l'attività desiderata dalla prima è la "comprensione", mentre quella richiesta dalla seconda è la "guarigione"; la meta della filosofia nella "saggezza", la meta della psicoterapia nel "benessere". E tanto altro ancora.
LeBon, un tranquillo e pacato inglese sulla quarantina, mi risponde che "affinché una terapia possa essere saggia, essa dovrebbe aiutare l'individuo a conseguire valori illuminati, a prendere decisioni migliori e raggiungere una saggezza emotiva. Per far ciò la terapia può rivolgersi efficacemente alla filosofia. In questo senso l'obiettivo non è necessariamente promuovere la consulenza filosofica come un'altra forma di terapia da aggiungere alle centinaia già presenti, bensì quello di enfatizzare l'utilità dell'attività filosofica all'interno di ogni altra forma di consulenza. Un buon consulente dovrebbe perciò avere la saggezza teoretica di Socrate, la saggezza pratica di Aristotele e l'empatia di Carl Rogers."
E in effetti il libro di LeBon si apre proprio con uno sguardo su cinque dei metodi filosofici ritenuti più utili alla consulenza e che egli dice di desumere dalla filosofia appunto, ossia:
il pensiero critico (critical thinking), che ci spinge a testare se l'argomento sta in piedi davanti alla ragione, come a vedere se abbiamo buone ragioni per accettarlo;
l'analisi concettuale (conceptual analysis), che riguarda una prudente investigazione del linguaggio e del suo uso e induce a cercare nuovi definizioni e a tracciare distinzioni;
la fenomenologia (phenomenology) che, tra i metodi filosofici più conosciuti dai consulenti, chiama in causa sia il concetto di significato che quello rogersiano di empatia;
gli esperimenti del pensiero (thought experiments), che sono utilissimi per individuare ciò che conta per l'individuo, attraverso un'attività che viene svolta non in laboratorio ma nella mente;
il pensiero creativo (creative thinking), che consiste nella creazione di pensieri e idee con l'immaginazione e che include tecniche di pensiero come il brainstorming ed il lateral thinking, valide per rendere elastiche posture del pensare che sono rigide e sedimentate.
Questi, secondo LeBon, sono cinque strumenti filosofici indispensabili nella "cassetta degli arnesi" di ogni consulente. Attraverso di essi è possibile raggiungere una chiarezza e un rigore logico che diviene illuminante sia per il consulente che per il consultante. E per dimostrarlo prende in considerazione alcune pratiche consulenziali diffuse (consulenza filosofica, counselling fenomenologico-esistenziale, logoterapia e terapia cognitivo-comportamentale), che di tali strumenti sembrano farne ampio uso, proponendosi di evidenziare in che modo esse possano dirsi filosofiche. In particolare le terapie cognitive hanno sviluppato un modo di usare il pensiero critico per aiutare gli individui ad ottenere credenze ed emozioni più razionali; i terapeuti fenomenologici-esistenziali usano la fenomenologia come uno dei metodi per assistere le persone nell'esplorazione del loro sistema di valori; la logoterapia utilizza il pensiero creativo per sostenere i consultanti a conseguire significati. I consulenti filosofi, più di ogni altro terapeuta, fanno uso dell'analisi concettuale e della discussione sulle idee dei grandi filosofi.
2. Consulenza filosofica come problem solving?
La risposta di LeBon però, per quanto suggestiva, non mi convinceva pienamente.
Vedere la consulenza filosofica messa tra le pratiche consulenziali a sfondo terapeutico, per un italiano come me, è come vedere il ketchup sulla pasta!
Cosa mai direbbe Achenbach, primo avversario delle psicoterapie e degli accademici e primo sostenitore del non-metodo di consulenza filosofica, di uno che svolge contemporaneamente l'attività di consulente filosofo e di terapeuta esistenziale, che insegna filosofia, consulenza e sviluppo personale proprio come fa LeBon? E inoltre, la consulenza filosofica raffigurata in Wise Therapy non mette palesemente la filosofia al servizio del "problem solving", cosa che Lahav ha di recente deprecato?
"Achenbach è un grande, sicuramente il più grande, perché è stato il primo" ammette LeBon, aggiustandosi meglio gli occhiali sul naso." Ma da quando lui aprì il suo studio a Colonia sono passati quasi trenta anni e le nuove generazioni di consulenti filosofi hanno già compreso che certe sue posizioni sono divenute insostenibili (su sua stessa ammissione, N.d.A.)
Per quanto riguarda Lahav, beh! Sarebbe veramente bello sviluppare e coltivare una visione della consulenza filosofica così come quella contemplativa da lui auspicata. I clienti che richiedono una consulenza però, il 90% delle volte lo fanno perché vogliono risolvere dei problemi personali e, di conseguenza, la fase principale di una consulenza filosofica si ritrova ad essere comunque quella del problem solving."
E qui si potrebbe ammettere che LeBon non abbia tutti i torti.
Lahav al convegno di Phronesis a Roma presentò una classificazione, da lui definita "circolare", dei vari tipi di consulenza filosofica: quella del "problem solving", secondo cui il consulente filosofo aiuta il cliente a venire a capo dei propri disagi; quella "socratica", che richiede di esaminare la propria vita secondo i canoni della logica e della ragione; e quella platonica o "contemplativa", che permetterebbe al consultante di andare al di là delle proprie preoccupazioni attraverso l'acquisizione di una certa saggezza trasmessa o suscitata dal filosofo. Ovviamente, quando fece questa tripartizione Lahav guardava implicitamente all'ultima prospettiva come la migliore, la più autentica e filosofica, quella che insomma dovrebbe essere una forma più alta di consulenza
filosofica5.
Per quanto questa visione sia coinvolgente e affascinante però, non ci vuole molto a comprendere che da un punto di vista pratico, la classificazione non può certo risultare "circolare", come sostiene Lahav quasi esortando a una scelta di stile; ma per lo meno "piramidale", dal momento che la maggior parte degli individui che si rivolge ad un consulente lo fa perché vuole risolvere i propri problemi, molti di meno sono interessati ad esaminare filosoficamente la propria vita, e solo alcuni vengono mossi alla contemplazione filosofica. La stessa classificazione potrebbe anche essere proposta come una serie di fasi che una consulenza filosofica ideale attraversa nel suo svolgersi, tre passaggi di un'opera che solo occasionalmente si finalizza.
In altre parole una consulenza filosofica "contemplativa" può capitare ogni cinque consulenze "socratiche" e ogni dieci "problem solving"!
Il filosofo che si appresta ad una relazione consulenziale deve sempre tenere conto che la maggior parte delle persone si rivolge ad un consulente perché ha problemi che vuole risolvere.
"Un consulente filosofo non fornisce di certo la soluzione ai problemi della gente ma, attraverso l'applicazione della filosofia, può aiutare le persone a raggiungere una piena autonomia verso valori illuminati, verso buone decisioni e verso una certa saggezza emotiva."
LeBon si mostra sicuramente più prudente di quanto non si evinca dal suo libro, nell'omogeneizzare tout court la consulenza filosofica ad altre terapie. Egli è anzi convinto che certe terapie, quella cognitivo-comportamentale e anche la stessa psicoanalisi, non vadano molto lontano nell'aiutare i propri clienti.
"Se, per esempio, sei ansioso circa una tua relazione, un terapeuta cognitivo tenterà di contestare il tuo "catastrofizzare" e di saltare alle conclusioni per farti sentire meno ansioso. Un consulente filosofo farebbe lo stesso, ma cercherebbe anche un significato esistenziale nella tua ansia - forse non vuoi veramente stare in quella relazione e questo è ciò che l'ansia ti sta dicendo.
Inoltre c'è ben poca evidenza dell'inconscio freudiano, ed è tempo di muoversi verso terapie intellettuali più soddisfacenti. La verità è che la psicoanalisi è scaturita dalla filosofia - essa non è un' idea completamente nuova e infatti, svolta in modo proprio, la psicoanalisi è comunque filosofica. Tuttavia può anche essere pericoloso alla salute mentale di alcune persone suggerire un filosofo piuttosto che un addestrato analista. Nell'affrontare molte problematiche emotive le conoscenze degli analisti per adesso sono di gran lunga maggiori rispetto a quelle di parecchi filosofi."
Come dire che ogni pratica ha i suoi pro e i suoi contro: la consulenza filosofica allieva le sofferenze emotive, sebbene non possa promettere di riuscirci; il counselling fenomelogico-esistenziale usa l'ansia e la colpevolezza esistenziale che provoca come spinta alla riflessione; la terapia cognitivo-comportamentale cerca di coprire gli errori del pensiero che possono intralciare lo sviluppo di una saggezza emotiva; la logoterapia aiuta a trovare un accettabile significato della vita rivelando ciò che veramente conta oltre l'angusta sfera dell'individuale.
Il proposito che Tim LeBon si impone nel libro è proprio quello di trarre vantaggi da ognuna di queste attività.
3. Scheda del libro
Wise Therapy è uno dei primi tre titoli della serie Regent's College Psychotherapy and Counselling (SPC) ed è stato pubblicato la prima volta nel 2001 dalla Continuum di Londra.
È composto di una breve introduzione e due sezioni centrali, oltre ad una bibliografia, una serie di letture consigliate e una lista di risorse web, indirizzi Internet e numeri di telefono.
Quanto basta per farne un pratico manuale, da avere sempre a portata di mano. Un utile strumento di training e di verifica, con tanti spunti di personalizzazione, oltre che ricco di contatti e informazioni interessanti.
In tutto sei capitoli, ognuno dei quali si occupa di un tema particolare tanto che, suggerisce l'autore nell'introduzione, facendo riferimento all'indice è possibile leggere solo ciò a cui si è interessati.
Effettivamente la parte centrale del libro si presenta come un insieme di teorie equidistanti e autonome, ognuna delle quali accreditata da piacevoli e discreti esempi pratici, che LeBon seleziona e organizza facendo riferimento alle sue personali conoscenze di filosofia.
Insomma una sorta di prontuario trasversalmente e indipendentemente consultabile, anche se il modo migliore di leggere il libro rimane comunque quello tradizionale, partendo dall'inizio.
Il I° capitolo, che è l'introduzione, espone la natura della filosofia e la sua relazione con alcune pratiche consulenziali (consulenza fenomenologico-esistenziale, terapia cognitivo-comportamentale, logoterapia e consulenza filosofica). Ciò che LeBon trova più utile nella filosofia ai fini di una consulenza sono, come già detto, il "pensiero critico e quello creativo", l' "analisi concettuale", la "fenomenologia esistenziale", e l'uso di "esperimenti del pensiero" per esplorare le relazioni personali e interpersonali.
Con il capitolo 2 comincia la sezione sull' "Etica", che esordisce con una breve discussione di temi meta-etici (include anche un problematico appello all'autorità, al relativismo, all'emotivismo), e di come questi possano avere a che fare con la consulenza.
Il capitolo s'intitola "Benessere" e si occupa principalmente della chiarificazione dei valori personali (con una interessante "teoria delle preferenze informate") e di come il consulente possa gestire il dialogo con un cliente che ha problematiche in questa area.
LeBon comincia qui a tracciare la sagoma di quella sua personale "consulenza centrata sui valori" che trova la sua applicazione prediletta nel cosiddetto metodo "RSVP" (Refined Subjective Value Procedure, Procedura del Valore Soggettivo Raffinato), fondato sul concetto di "good life" e articolato su cinque stadi.
Il capitolo 3, "Giusto e sbagliato", dopo l'esposizione di alcuni interessanti dilemmi
etici6, presenta tre dispositivi di decision making molto utili (una tecnica di 5 passi che Tim LeBon chiama "Progress", un esercizio di 3 passi di "Life design", un metodo di 7 passi di ragionamento pro e contro detto "Charles Darwin Method"). Tali procedure, insieme con la RSVP, sono descritte in dettaglio nel finale del libro.
Questo capitolo, pur cominciando abbastanza bene con un confronto tra le teorie etiche classiche (l'utilitarismo di Mill, la deontologia di Kant, la virtù etica di Aristotele), perde però il suo focus quando la discussione passa dal prendere decisioni moralmente "buone" al prendere "buone" decisioni, rispetto a problematiche non morali come la carriera o i progetti di viaggio.
Non dimentichiamo però che questo non è un libro di filosofia, ma un manuale che mostra come la filosofia possa essere utile alla consulenza.
Ed in questo senso l'opera sembra riuscita poiché se è vero che il filosofo che legge questo libro può trovare alcune "leggerezze", è anche vero che quello stesso filosofo può cogliere e personalizzare molti degli spunti che LeBon propone per casi di consulenza.
La seconda parte comincia col capitolo 4, intitolato "Le Emozioni e la Ragione". LeBon offre qui una soddisfacente sintesi delle teorie sulla natura delle emozioni e sulla relazione tra emozioni e razionalità, che include una critica costruttiva su come la terapia cognitivo-comportamentale, la logoterapia, la consulenza filosofica e il counselling fenomenologico-esistenziale si occupano degli elementi considerati la potenza causale dietro le emozioni.
Egli suggerisce poi come quelle così dissimili teorie possano essere integrate e adottate con successo in una consulenza, e illustra il tutto con uno studio di casi (tra cui anche una non troppo convincente digressione per includere gli studi sulla risposta involontaria alla paura di LeDoux nella teoria cognitiva delle emozioni).
Il capitolo 5 si intitola emblematicamente "Il Significato della Vita". Sebbene la domanda su cosa è il significato della vita sia tra le principali questioni sollevate allorché la parola "filosofia" viene menzionata in conversazioni causali, essa è pure la più schiettamente trascurata della letteratura filosofica. Nei circoli stessi di filosofia analitica la questione viene spesso velocemente liquidata come manifestante un "errore di categoria" e dunque come "domanda sbagliata".
LeBon però la considera una questione seria e importante e comincia subito con un rifiuto dell'argomento di Tolstoj che solo una credenza in Dio può rendere una vita significativa. Egli procede poi a chiarire l'ambiguità inerente alla questione, collaziona l'approccio dell' "impegno" di Yalom per evitare l'insignificanza, e alla fine procura ai lettori la "risposta", oltre ad un esempio di come un consulente possa aiutare un cliente che crede che la vita sia insignificante in modo sconvolgente.
L'ultimo capitolo s'intitola "La cassetta degli arnesi filosofici del consulente". È il condensato di tutti i metodi discussi precedentemente e rappresenta una pratica guida, con un certo numero di esercizi che possono essere svolti sia dal consulente che dal consultante per chiarificare valori, per prendere decisioni sagge, per evitare i tranelli di una postura del pensiero troppo rigida, e così via.
Inoltre, il sito Internet personale di Tim LeBon (www.timlebon.com) offre - oltre alla possibilità di acquistare il libro - ampi estratti del testo, vari esercitazioni tecniche, aggiornamenti sui corsi e utili collegamenti ad altri siti di interesse.
4. Una consulenza filosofica centrata sui valori
Leggendo il libro ci si accorge presto che tra le numerose procedure di cui è popolato, la RSVP è sicuramente quella che LeBon spera di imporre.
Questo metodo consta di cinque momenti cardinali: (1) generare valori "candidati"; (2) raggruppare insieme i valori; (3) valutare se ognuno di questi possa essere accettato; (4) chiarificare la relativa importanza di ogni valore; (5) lavorare sulle virtù e sugli obiettivi associati ad ogni singolo valore.
Per far ciò ci si affida ai metodi filosofici su menzionati, in particolare: al "pensiero creativo" per la fase (1), all' "analisi concettuale" per la (2), al "pensiero critico" per la (3), alla fenomenologia per la (4), e agli "esperimenti del pensiero" per l'ultima fase.
I propositi della RSVP sono sviluppare valori illuminati, prendere buone decisioni e ottenere una certa saggezza emotiva. Queste tre cose si rivelano connesse, poiché i nostri valori e le nostre emozioni giocano un ruolo importante nelle nostre decisioni, e le nostre decisioni riflettono ed esprimono i nostri valori e le nostre emozioni. Spesso però i pregiudizi e i valori misconosciuti o inconfessati ci conducono a scegliere in modo sciocco. Sono questi dei valori che abbiamo raggiunto dopo una debita deliberazione? E gli obiettivi che ci siamo posti, sapranno soddisfarci una volta conseguiti?
"Molto di quello che facciamo e sentiamo è condizionato dalle nostre attitudini, e il rivelamento di queste è appunto una meta della consulenza. Noi possiamo imparare a prendere buone decisioni, a sentire emozioni appropriate e a conseguire valori difendibili. La ragione può aiutarci ad assumere una prospettiva lungimirante, a riflettere, a vedere come stanno le cose, a valutare i pro e i contro delle nostre scelte.
La consulenza filosofica ci dà uno spazio per esplorare i nostri valori, che emergono quando pensiamo a chi o a cosa ammiriamo, disprezziamo, invidiamo, rispettiamo, amiamo e odiamo, e a cosa ci rende tristi o arrabbiati.
Così come i valori, anche le emozioni possono essere interrogate dalla ragione. Alcuni filosofi, come gli stoici, ritengono che dovremmo controllare le nostre emozioni pensando i pensieri giusti; altri dicono che le emozioni sono solo sentimenti irrazionali verso i quali non possiamo fare niente; e altri ancora sostengono che esse non sono altro che disposizioni a comportarsi in un certo modo."
LeBon vede tutti questi fattori combinati insieme nella nostra vita emotiva. Il fatto che le nostre interpretazioni degli eventi figurino nella nostra vita emotiva, e che le nostre interpretazioni possono cambiare attraverso la riflessione, significa che anche la nostra vita emotiva può essere cambiata.
Non tutte le emozioni sono semplicemente dei sentimenti bruti, tanto che è possibile parlare di "appropriatezza" e "inappropriatezza" delle nostre risposte emotive.
5. La consulenza filosofica di Tim LeBon
Lo studio di Tim LeBon è situato in una delle più conosciute strade di Londra (Fleet Street, che ha visto soggiornare gente come Shakespeare, Twain e Dickens ed è stata per secoli la sede di note testate giornalistiche e case editrici). È al 4° piano, ma per arrivarci va affrontato un ascensore completamente buio! In compenso la stanza in cui si viene accolti è ampia e illuminata, arredata in stile Ikea; alcuni intriganti quadri di arte contemporanea appesi sulle pareti; la scrivania appoggiata al muro sotto la finestra esclusivamente come supporto per il portatile, il telefono e un blocco notes; due poltroncine attorno ad un tavolino con sopra due bicchieri già pieni d'acqua; nessuna traccia di libri in giro. A guardare bene c'è poco con cui potersi distrarre!
Ogni sessione della consulenza filosofica che egli offre ai suoi clienti dura 50 minuti e costa 50 sterline (75€ circa; io però me la sono cavata con una bottiglia di Chianti!) L'appuntamento va preso tramite posta elettronica, scrivendo una e-mail direttamente a timlebon@aol.com
Due sessioni sono sufficienti ad ottenere una nuova prospettiva su una data problematica, sei aiutano a prendere decisioni capitali sulla propria esistenza e dodici permettono di cominciare un ripensamento della propria filosofia di vita.
Nel primo incontro il consultante espone il suo problema mentre il consulente raccoglie ed esprime alcuni concetti chiave che sono cruciali al problema e li sottopone al cliente in forma di domanda. Per esempio, nel caso di una relazione amorosa finita, la questione può diventare "Cosa è l'amore?" oppure "Cosa è la felicità?". Per incoraggiare la consultante a pensare, viene poi descritto cosa ha detto a proposito un grande filosofo. Seguendo l'esempio suddetto, può essere citato Platone e ciò che scriveva nel Simposio quando, per fermare l'uomo nella lotta contro gli dei, Zeus decise di spaccare l'essere umano in due parti al fine di togliergli forza. "Questo, quindi, è il motivo del nostro desiderio di amare ogni altro", dice Platone, "ognuno di noi è la metà di un umano intero, sempre alla ricerca della metà mancante"
7.
In tal modo la consultante è spinta a trascendere l'individualità della sua problematica attraverso l'acquisizione di una prospettiva differente da cui guardare le cose, soprattutto grazie all'uso di quello che LeBon chiama "analisi concettuale", che molto spesso rivela e mette sul tavolo credenze, pregiudizi e valori nascosti della consultante. Nel nostro esempio, dall'analisi concettuale sopra l'idea di "amore", può venir fuori che la consultante sia convinta che il proposito dell'amore è quello di rendere la vita degna di essere vissuta, qualcosa quindi che conferisce significato alla vita e che lega insieme gli esseri umani.
Lo stadio successivo della consulenza è quello del "pensiero critico", dove si esamina e si verifica se le assunzioni della consultante stanno in piedi di fronte alla ragione. Il pensiero critico rende consapevoli di come e di cosa pensiamo e, conseguentemente, facilita l'individuazione di quelle contraddizioni che molto spesso sono alla base del disagio. La credenza che l'amore sia ciò che rende significativa la vita potrebbe, per dire, ritrovarsi incompatibile con l'idea - comunque dichiarata o condivisa dalla cliente durante l'analisi concettuale - che il vero amore è "trascendentale", che esso va al di là di questo mondo poiché è più grande della mondanità, più importante della quotidianità in cui si svolge la nostra vita.
Nello stadio finale del percorso consulenziale, la consultante viene quindi spronata a guardare avanti. Cosa può fare per superare il suo malessere? Quali cambiamenti nella sua vita potrebbero giovare al suo stato emotivo?
"Non puoi cambiare quello che è successo" dice LeBon. "Non puoi cambiare il fatto che lui ti abbia lasciata né come ti sei comportata in quella relazione. Quindi, come dicevano gli Stoici, lavoriamo controllando il controllabile: le cose che puoi cambiare."
Per scoprire ciò LeBon invita la consultante a provare un "esperimento del pensiero", un metodo usato per immaginare altri mondi, dove le persone possono avere differenti codici di comportamento. Gli esperimenti del pensiero frantumano le idee preconcette di come il mondo dovrebbe essere e fanno correre liberamente l'immaginazione su come il mondo invece potrebbe essere.
"Supponiamo che la fine del vostro rapporto sia accaduta per una ragione che può tornarti vantaggiosa. Quale potrebbe essere?
In altre parole, cosa potresti fare adesso che prima non facevi perché in quella relazione ti era negato?"
La consultante, temporaneamente liberata da ogni responsabilità per quella relazione e per il modo spiacevole con cui è terminata, non impiega molto a fare un elenco.
Effettivamente ella potrebbe adesso coltivare la sua passione per i viaggi, dato che prima a lui non piaceva che lei viaggiasse da sola e troppo spesso egli non voleva andare da nessuna parte, preferendo restare nel suo studio a fare arte.
E l'idea mitica dell'amore come forza che unisce gli esseri umani potrebbe allora essere ripresa e impressa nella possibilità di incontrare qualcuno con la sua stessa passione per
l'avventura8.
La filosofia non fornisce soluzioni, ma stimola nuove prospettive da cui ognuno può guardare il proprio mondo.
6. Conclusione
Ben consapevole dello scetticismo con cui noi - consulenti filosofi italiani - siamo soliti accogliere chi si presenta con un metodo sotto il braccio, posso comunque tranquillamente ammettere che Wise Therapy è uno dei testi più interessanti e utili che abbia letto in materia.
È scritto bene e coinvolgente, con parecchi spunti, suggerimenti e informazioni pratiche. La casistica è composta da numerosi esempi che illuminano su come lavorano le tecniche terapeutiche. Indubbiamente un valido aiuto per chi svolga o intenda svolgere attività di consulenza.
La sua lettura non lascia confusi e nemmeno teoricamente-sazi-ma-praticamente-insoddisfatti, cosa che invece mi è accaduta con alcune opere di noti autori della letteratura di questo genere.
Ovviamente i difetti non mancano: l'organizzazione stessa del libro, per esempio, è alquanto arbitraria, così come sono discutibili alcune digressioni filosofiche che LeBon rincorre per avvalorare le sue teorie. La "disinvoltura" con cui si parla, quasi indifferentemente, di consulenza filosofica e di altre forme di terapia è talvolta imbarazzante.
Ma ribadisco che non si tratta di un libro di filosofia. Gli spunti che qui un filosofo può utilizzare non sono di natura speculativa, ma pratica; non sono occasioni per riflettere ma per agire: sono esercizi che danno una chiara visione di cosa può accadere durante una sessione di consulenza. E molto spesso le posizioni filosofiche descritte nel libro sono state adeguate per quello scopo.
Il pregio di Tim LeBon in Wise Therapy è, a mio avviso, proprio quello di esaminare ed estrarre ciò che di valido e funzionale la filosofia può offrire ad alcune pratiche consulenziali.
In definitiva, un volume che dovrebbe comparire sempre nella libreria dei consulenti interessati alla filosofia, e dei filosofi interessati alla consulenza.
Peccato solo che non sia stato ancora tradotto in italiano.
note:
1 Su http://www.practical-philosophy.org.uk/
2 Recensito da Andrea Vitullo in "Phronesis", n. 4, 2005, p. 89
3 Su http://www.poolweb.it/networking/archivio_net/cfepsyco.htm
4 L'incontro in questione è avvenuto lo scorso 4 luglio 2005
5 Ran Lahav , Consulenza filosofica come filosofia speculativa, in "Phronesis", n. 4, 2005, p. 33
6 Una serie di questi dilemmi etici sono stati tradotti in italiano dal sottoscritto, su http://atonal.interfree.it/PSCF/Provocazioni/DILEMMI.htm
7 L'esempio che segue è estrapolato da un articolo di Claire Smith, Plato is my agony aunt , apparso sul quotidiano inglese Review il 16 novembre 2004, dove la giornalista racconta la sua esperienza come consultante di Tim LeBon.
8 Anche se non soffro i finali hollywoodiani, è opportuno menzionare che l'articolo da cui ho preso l'esempio si conclude con la dichiarazione della giornalista/consultante di avere intrapreso una relazione con uno scrittore di viaggi.
articolo di Jon C. Graziano
data di pubblicazione: giugno 2006
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